Passi verso il futuro  

Punti fermi e cambiamenti verso nuovi traguardi aziendali 

Federico Simoni, quarta generazione della cantina, si divide tra gestione e produzione. Il futuro vitivinicolo è fatto di sfide, ma come dice lui, “bisogna avere piedi saldi e cuore leggero.” 

Quali sono le strategie di crescita della cantina e come l’azienda affronta le sfide del mercato valorizzando il territorio e il Trentodoc? 

Nei prossimi anni, ci concentreremo sull’espansione del Metodo Classico Trentodoc, migliorando la qualità e aumentando la capacità produttiva. Investiremo in nuovi vigneti, tecnologie avanzate per il controllo della fermentazione e dell’affinamento e nella formazione della nostra squadra. Un ruolo chiave avrà anche la valorizzazione della nostra storica struttura acquisita nel 2023, trasformandola in un punto di riferimento per accoglienza e affinamento. 

Il nostro impegno per il territorio è centrale: vogliamo rafforzare le sinergie con ristoranti, imprese locali e istituzioni, organizzando eventi e degustazioni che raccontino l’identità del Trentodoc. Crediamo nel coinvolgimento delle nuove generazioni, sia come consumatori consapevoli che come futuri protagonisti del settore, promuovendo una viticoltura sostenibile e innovativa. 

Le principali sfide riguardano il cambiamento climatico, l’evoluzione dei consumi e la crescente disaffezione verso il vino. Per superarle puntiamo su pratiche agronomiche sostenibili, un’offerta distintiva con vini altamente rappresentativi e una comunicazione più diretta e autentica. Il nostro obiettivo è far sì che ogni bottiglia racconti il nostro territorio e la nostra storia, avvicinando il consumatore alla vera essenza del vino. 

…e come guarda al futuro del settore vinicolo? 

L’Italia resta il nostro mercato principale, con una forte presenza in Trentino e nelle principali città. Tuttavia, stiamo espandendo la nostra rete internazionale, puntando su Europa, Nord America e mercati emergenti come il Sud-Est Asiatico e il Giappone, dove cresce l’interesse per il Trentodoc e i vini di alta qualità. La nostra strategia si basa sulla qualità e sulla narrazione del territorio, collaborando con importatori selezionati e partecipando a fiere ed eventi internazionali per consolidare il Metodo Classico Monfort nel panorama mondiale. 

Sebbene il mercato russo porti in sé una grande cultura enologica, le attuali tensioni geopolitiche lo rendono incerto. Resta il desiderio di un futuro in cui i rapporti possano essere ristabiliti. 

Un passaggio significativo per l’azienda è l’ingresso di Ruben Toniolli, che con umiltà, passione e visione raccoglie un’eredità importante. Sono certo che il suo contributo sarà fondamentale per rafforzare la nostra presenza sia in Italia che all’estero, portando avanti la filosofia di Monfort con entusiasmo e determinazione. 

Come Monfort interpreta l’evoluzione del consumatore di vino e quali strategie adotta per comunicare e valorizzare il proprio Trentodoc? 

Il profilo del consumatore di vino sta cambiando: oggi si prediligono autenticità, sostenibilità e un forte legame con il territorio. Monfort risponde a questa evoluzione con una comunicazione trasparente e un’esperienza di degustazione più coinvolgente, promuovendo il concetto di “everyday luxury“, che rende il Trentodoc accessibile anche nella quotidianità. Sul fronte del marketing, la strategia si concentra sulla presenza digitale, con storytelling sui social media, collaborazioni con professionisti e eventi esclusivi, oltre a partnership con ristoranti di alto livello per ampliare la conoscenza del Metodo Classico Monfort. 

Come intende l’azienda sviluppare l’enoturismo e l’esperienza di visita in cantina? 

L’enoturismo è centrale nella nostra strategia, con esperienze immersive che raccontano il Trentodoc dalla vigna alla bottiglia. Offriamo tour personalizzati, degustazioni tematiche e momenti esclusivi, come pic-nic in vigna e aperitivi in cantina. L’acquisizione della nostra storica struttura di fine ’800 ci permette di unire vino, cultura e territorio, trasformando ogni visita in un viaggio autentico. A guidare questo percorso è mia sorella Chiara, che con passione valorizza ogni esperienza, trasmettendo la nostra filosofia e il legame con la tradizione. 

Come Monfort coniuga tradizione, innovazione e sostenibilità per esaltare il proprio Trentodoc e il territorio trentino? 

Il nostro impegno si fonda su un equilibrio tra sostenibilità, innovazione e rispetto della tradizione. In vigna adottiamo pratiche a basso impatto ambientale, con viticoltura integrata e biologica, riduzione dei fitofarmaci e ottimizzazione dell’uso dell’acqua. In cantina investiamo in energie rinnovabili e materiali eco-compatibili per il packaging. 

L’innovazione tecnologica gioca un ruolo chiave: utilizziamo vasche di cemento per affinare le basi spumanti, ottenendo vini di grande purezza e complessità, e applichiamo la fermentazione malolattica per un Metodo Classico più equilibrato e raffinato. L’affinamento sui lieviti viene costantemente perfezionato per esaltare al massimo la qualità del Trentodoc. 

Per noi, il vino è un ponte tra passato e futuro. Valorizziamo il patrimonio vinicolo trentino, preservando i vitigni autoctoni e le tecniche tradizionali, ma con uno sguardo rivolto all’innovazione, perché crediamo che il vero segreto sia interpretare al meglio il territorio. Il nostro obiettivo è creare vini autentici, che raccontino la nostra storia e siano espressione di convivialità e piacere. 

Come immagina il futuro della conduzione familiare dell’azienda, e come intende preparare le nuove generazioni al passaggio di testimone? 

La nostra azienda si fonda su un forte legame familiare, un valore che vogliamo preservare anche nel futuro. Crediamo che la chiave sia un equilibrio tra continuità e innovazione, mantenendo intatti i principi di qualità, passione e responsabilità, ma adattandoci alle evoluzioni del mercato. 

Il passaggio generazionale non è imminente, ma quando arriverà, dovrà essere preparato con consapevolezza. Chi prenderà il testimone dovrà avere il tempo e lo spazio per trovare il proprio ruolo, maturando esperienze anche al di fuori dell’azienda. Personalmente, mi ritengo fortunato: ho viaggiato, osservato, sbagliato e imparato molto sul campo. Spero che chi verrà dopo di me possa seguire un percorso ancora più ricco, con una visione più ampia e una maggiore consapevolezza rispetto a quella che avevo io agli inizi.